Compositore colto o innovatore di una tradizione popolare? Autore di musiche memorabili o semplice virtuoso del bandoneon? Nella loro biografia dell'autore di Libertango gli studiosi Diego Fisherman e Abel Gilbert ricostruiscono la vicenda di un musicista "incompreso" ai vari crocevia stilistici del secolo scorso.
di Marco Buttafuoco
Il migliore degli omaggi possibili ad Astor Piazzolla, a distanza di vent’anni dalla sua morte avvenuta il 4 luglio del del 1992, è stato senz’altro questo splendido volume, pubblicato in italiano nell’ ottobre dello scorso anno ma uscito in Argentina già nel 2009. Si tratta di un’accuratissima biografia artistica del grande musicista, la cui vicenda viene ricostruita minuziosamente e inquadrata in quella più generale della musica e della cultura del ’900, ovvero del secolo che ha eroso e forse abbattuto definitivamente ogni barriera fr
Appena annuciate tre nuove date che il prossimo ottobre li riporteranno in Italia, torniamo sull'ultima fatica della band americana che più di tutte si diverte a smontare e rimontare il folk-rock. Dopo due precedessori forse anche troppo "perfettini", The Whole Love riscopre il gusto dell'imprevisto e dell'inaspettato
di Marco Montanaro
La perfezione è a volte terribile, molto spesso sospetta. I Wilco: un gruppo che ha passato più di metà carriera a smontare e poi rimontare il folk americano. Dunque ben al riparo dalla perfezione, col frontman Jeff Tweedy che preso a lottare col cliché (nel suo caso infondato) del rocker maledetto e intanto spezzettava la forma canzone e quello che solitamente chiamiamo melodia attingendo al noise, all’elettronica tedesca e in generale a tutta la storia del rock. Così, dopo i capolavori dell’inesattezza e della destruttuazione Yankee Hote
Un'antologia di musicisti su carta: si chiama Cosa volete sentire ed è pubblicata da Minimum fax. I nomi più o meno giovani della scena alternativa e della nuova canzone d'autore italiana che una volta tanto mollano la chitarra e impugnano la penna per buttare giù i propri "appunti dall'underground"
di Giuseppe De Marco
Se parliamo di canzone italiana, e ci concediamo un approccio comodamente nostalgico, verrebbe la tentazione di affermare che in proporzione all’aumento della complessità della struttura musicale (in termini di tecnologia, non certo di creatività) sia andata scemando l’intensità del racconto in versi. Che è sempre stata l’anima vera della canzone d’autore. Ma alle facili tentazioni, si sa, è bene resistere. E infatti quanto appena affermato viene smentito dall’esistenza di un binario sotterraneo, misconosciuto e oscuro dov
Maurizio Blatto, noto critico di Rumore, è proprietario di un longevo negozio di dischi. In questi racconti descrive con tenerezza manie, tic e piccoli feticismi degli appassionati che incontra ogni giorno: a ciascuno un soprannome, un capitolo e una colonna sonora. Molta ironia, ma anche un po' di tristezza
di Simone Dotto
Il solo fatto di scriverne qui, da queste pagine virtuali, ci pone già dall’altra parte della barricata. Fra quelli che, d’accordo, sarà anche bello l’odore o il fruscio della carta stampata, bella la sensazione poter toccare con mano gli oggetti a cui si è affezionati: però, specie quando si tratta del tipo di oggetti di cui di solito ci si occupa da queste parti, quel che conta alla fine è il contenuto più del contenitore, no? Beh, no. Almeno, non per tutti. Giornalista musicale e storico collaboratore della rivis
di Marco Dalpane
Ancora tagli decisi dal governo: Tremonti dice che con la cultura non si mangia, Brunetta dice che lo spettacolo non è cultura. Possiamo provare a sostenere qualcosa di diverso? Perché pensi che la cultura sia un investimento necessario? Perché non dovremmo fidarci semplicemente del mercato ma cercare strategie alternative? Dobbiamo innanzitutto considerare che quello italiano è un caso unico. Il governo di questo paese teorizza che lo Stato non debba più intervenire sulla cultura e lo mette in pratica con i tagli diffusi, ma anche con la riforma dell&r
Si può danzare sulle teorie di un antropologo? Tristi Tropici è l'esperimento del coreografo Virgilio Sieni, che sulle musiche di Francesco Giomi ha ideato uno spettacolo ispirato proprio all'autore de Il pensiero selvaggio
di Sergio Buttiglieri
Ritrovare la stessa emozione di quando negli anni ’70 si leggevano gli scritti di Claude Levi Strauss in questo ultimo visionario lavoro coreografico di Virgilio Sieni è stata una vera sorpresa. Qualche anno fa ci aveva stupiti con il suo viscerale assolo sulle Variazioni Goldberg di J. S. Bach (ancora in tournée), e già allora non credevamo possibile che attraverso il suo materico corpo di danzatore si riuscisse a transustanziare l’essenza del mitico lavoro che anticipò i minimalisti contemporanei alla Philip Glass - che a questa composiz
La musica non interessa più agli intellettuali. Questa l'accusa che Mario Gamba ha lanciato dalle pagine della rivista Alfabeta2. Giudizio Universale raccoglie l'appello e propone una serie di riforme, per svecchiare le programmazioni dei teatri e riportare i compositori contemporanei al centro dell'attenzione
di Marco Dalpane
L'eredità musicale degli zingari, dal flamenco a Franz Liszt
di Marco Dalpane
In questi giorni di massacro, intanto culturale, domani speriamo non fisico, varrebbe la pena che qualche dirigente scolastico o qualche assessore che abbia voglia di opporsi all’orrore della campagna scatenata contro i Rom da Sarkozy in Francia e subito ripresa in Italia da Berlusconi, Bossi e Maroni, facesse qualcosa per raccontare ai giovani nelle scuole e ovunque quale peso la cultura rom ha avuto e ha tuttora nella musica dell’occidente. Senza gli zingari, Goran Bregovic, i Taraf de Haidouks, la Kocani Orkestar e il flamenco, i Bratsch e quasi tutto quello che viene dai
Opera è l'esordio narrativo del grande musicologo Jean Jacques Nattiez. Dietro il giovane Pierre e il suo osteggiato amore per la cantante Sarah si sente tutto il mestiere dello studioso: ma fare il romanziere è tutt'altra musica
di Federico Capitoni
Il grande musicista di Baltimora non amò mai molto i critici. Loro, al contrario, continuano a dedicargli libri su libri: tra i più esaurienti, Il Don Chisciotte Elettrico di Neil Slaven, in ristampa a 14 anni dalla prima uscita
di Federico Capitoni
Accingersi a parlare o scrivere di qualcosa che riguardi Frank Zappa crea sempre un certo imbarazzo. Zappa non ha mai avuto tanta simpatia per critici e giornalisti musicali, ai quali, a suo avviso, si applica bene il detto: “Chi sa fare fa, chi non sa fare scrive”. Peccato, perché a noi invece il buon Frank è molto simpatico. Il fatto che ci troviamo qui a promuovere un libro che parla di lui dovrebbe però tranquillizzarci: il nostro oggetto non è Zappa, bensì un collega che parla di Zappa. Il Don Chisciotte elettrico di Neil Slaven non &
In Fabula suite Lugano, il pianista norvegese prova a suonare le onomatopee. E crea un misto di barocco, folclore nordico e classica contemporanea
di Dario De Marco
C’era una volta l’avanguardia. C’era la voglia di sperimentare, di trovare nuove soluzioni, di uscire dagli schemi: sia nelle arti belle che in quelle meno, come la politica. C’era la capacità - e la possibilità - di sognare utopie, e qualche volta (ma solo nelle arti belle, non in politica) di realizzarle. Poi vennero gli anni ’80. In politica, ci fu il ripiegamento nel privato, il riflusso. Nelle arti, soprattutto in musica, fece da pendant il ripiegamento nel banale, il reflusso: in altre parole - e con decenza parlando - una roba da vom
Attualità senza strilli, intelligenza senza sfoggio, una grandissima familiarità con il web. È il terzo blog italiano, ma il suo autore non si atteggia a star
di Giovanni Zagni
Le Concert di Radu Mihaileanu racconta la rivincita sul comunismo del vecchio direttore d'orchestra del Bolshoi di Mosca
di Federico Capitoni
Il concerto è quello per violino e orchestra di Ciajkovskij, un pezzo famosissimo e già utilizzato più di una volta al cinema. Il film è un mezzo per veicolare la seguente retorica: un concerto è una metafora del buon comunismo (che come un concerto non può durare all’infinito) e un’orchestra è esattamente una comunità. L’argomento è grave – importante - ma Radu Mihaileanu ha la mano leggera ed è con quella che tratteggia una storia molto bella, alla maniera di Loach, in cui le cose che vanno male fin