Lo scorso 13 febbraio ci ha lasciati uno dei fotografi più interessanti d'Italia. Il suo stile "implacabile" nel ritrarre le città senza nulla concedere al pittoresco e la sua maestria nel bianco e nero, nel ricordo - personale e professionale - di chi l'ha conosciuto
di Cesare de Seta
L’ultima mostra di Gabriele Basilico è stata Bord de mer 1984-85 che sotto Natale fu riproposta dagli Incontri internazionali a Villa Pignatelli a Napoli: commessa della Mission Photographique de la Datar, progetto di ricerca, a cura di Bernard Latarjet, per documentare sistematicamente lo spazio geografico della Francia. Basilico, nato a Milano nel 1944 e da poco scomparso, fu l’unico italiano invitato in una équipe internazionale. Gabriele aveva scarpinato, come amava dire, sulle coste atlantiche della Francia fotografando città, porti, paesaggi, dist
Ultime anteprime dalla mostra di Venezia. Il premiato esordio alla regia "solista" di colui che, insieme a Franco Maresco, fu uno dei papà di Cinico Tv gioca su una cifra stilistica tutta spostata sul farsesco. E' stato il figlio è una storia di umanità piccola e meschina, che si avvale di un'ottima prova d'attore corale
di Giovanni Desideri
Quando un libro o un film mostra un’umanità degradata, ci si può sempre chiedere se siamo di fronte a un ritratto fedele, o almeno verosimile, o se non si tratti di un esercizio un po’ fine a se stesso. E ci si chiede, naturalmente, se il risultato sia comunque un’opera avvincente, che "funziona". Tra le proiezioni italiane in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia È stato il figlio di Daniele Ciprì (senza la partecipazione dell'abituale collega Franco Maresco), film tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Alajmo (2005), e
Corpi maschili scultorei secondo l'ideale formale classico ma dotati di una vitalità rivoluzionaria figlia degli anni Settanta. Questo ritraggono le 178 fotografie di Robert Mapplethorpe portate a Milano dall'omonima fondazione di New York, a celebrare uno dei grandi ingegni del ventesimo secolo
di Anna Colafiglio
Direttamente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, arriva a Milano la prima, grande retrospettiva su uno degli artisti più celebri e rappresentativi del ventesimo secolo. 178 opere fotografiche, perfettamente rispondenti a un approccio alla materia che, emblematicamente, l'artista riassume dichiarando: "se fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un mezzo molto veloce per vedere e per fare scultura". Sin dalle prime Polaroid di inizio anni Settanta, che aprono la mostra, appare evidente il particolarissim
Artisti multimediali, in questa prima personale in un museo pubblico (il Mambo di Bologna), propongono video, fotografie, installazioni sonore e visive. Un ragionamento sullo spazio geografico nella realtà contemporanea, domande interessanti che però troppo spesso restano senza risposta
di Mirko Nottoli
Una cosa va detta, gli allestimenti del Mambo sono proprio belli. Non sarà un’osservazione molto scientifica ma è quello che si pensa ogni volta che si varca l’ingresso. Per la mostra di Zimmerfrei, Campo | largo, ci accoglie una gigantesca rete di nylon che pende dal soffitto per tutta la lunghezza della grande sala e che, illuminata da alcuni fari che cambiano intensità e colore, dal bianco al violetto, crea dei suggestivi giochi d’ombra alle pareti. Qual è il significato? Non lo sappiamo ma fa effetto e comunque un significato lo si trova.  
Dopo un colpo fallito in Svezia, il serial killer Jack/Edward cerca pace sulle montagne abruzzesi. Là gli viene commissionata la costruzione di un'arma mortale che qualcuno userà al posto suo. Ben confezionato dalla regia di Anton Corbijn, The American nasconde qualche incertezza nei contenuti e un interprete che comincia a sentire il peso degli anni
di Marinella Doriguzzi Bozzo
Svezia: una landa desolata,e perciò innevatissima. Il tepore di un idillio e di un camino, un'uscita a due, che insalama fisicamente il nostro George, alias Jack, alias Edward, alias mr. Butterfly. Tre eventi che accadono all’improvviso, fulminei, il secondo dei quali decisamente sorprendente. Poi Clooney, uscendo dall’insciarpamento plurimo e dal rossore da guance congelate, rimbalza a Roma, esteticamente riabilitato dagli abiti civili. Un colloquio ambiguo presso la stazione Termini, la partenza verso i cocuzzoli dell’Abruzzo, con i paesini ammontonati co
Con il fotomontaggio digitale l'artista romana (ora a Parigi sulle orme di Georges Perec) sovrappone sullo stesso luogo immagini di epoche diverse: l'effetto è destabilizzante
di Anita T. Giuga
Gea Casolaro è nata nel 1965 a Roma, dove vive e lavora, quando non si sposta in giro per il mondo fra progetti e residenze. Casolaro ha, infatti, vissuto in Nuova Zelanda per due mesi alla fine del 2008 e oggi è di stanza a Parigi, dove si trova da più di un anno. Dopo una permanenza di 9 mesi alla Cité International des Artes, ospite nell'atelier di Incontri Internazionali d'Arte di Graziella Lonardi, ha deciso di restare. L'artista sta perlustrando la città aristocratica per eccellenza sulle tracce dei “simulacri” del cinema, camminando tra l&r
Alla fine degli anni '40 il futuro maestro del cinema era fotoreporter per la rivista Look: oggi in mostra al Palazzo della Ragione di Milano 180 scatti scelti tra migliaia: immagini in cui si intuisce il fascino per l'ambiguità e quella voglia di raccontare storie che lo spingerà verso la regia
di Barbara Fässler e Giovanna Canzi
“Ho sempre pensato che un’ambiguità artistica credibile, davvero veritiera – se possiamo usare un paradosso – sia la più perfetta forma di espressione. (…) Quindi, credo che, al contrario, l’affermazione letterale, semplice, chiara sia, a suo modo, una falsità che non avrà mai il potere che ha una ambiguità perfetta”. Queste dichiarazioni, rilasciate da Stanley Kubrick durante un’intervista del 1960, ma pubblicate dal Guardian solo nel 1999, esprimono perfettamente il senso che lega tutta la sconfinata opera fo
Il regista palermitano Luca Guadagnino racconta le passioni che sconvolgono i Recchi, famiglia dell'alta borghesia lombarda. La trama è esile ma il fascino delle immagini e l'eleganza dello stile rubano la scena anche al cast.
di Andrea B. Previtera
Poi mi infilo il cappotto ed esco dalla sala il prima possibile, con addosso un’angoscia indefinita. Un’angoscia che mi ha raggiunto già con i colori delle prime inquadrature e che non ha allentato la morsa nemmeno per uno dei centoventi minuti di proiezione. Perchè qualcosa mi convince a cominciare dalla fine a parlare di questo film di Luca Guadagnino, regista e sceneggiatore di Io sono l’amore. Un film da quattro soli che si fanno tre nel momento stesso in cui le virtù premono oltre il margine dell’eccesso, fortunatamente senza rompere mai l&rsq
In mostra a Milano ancora per un mese i meravigliosi scatti di uno dei più grandi fotografi del pianeta
di Roberto Basso
È una novità relativa, nel senso che la mostra di Steve McCurry a Milano, inizialmente programmata fino al 31 gennaio, è stata prorogata per tutto il mese di febbraio, fino al 28. È quindi un'occasione fantastica per vedere tante opere di McCurry quante non ne sono mai state esposte in una singola mostra. A chi non è appassionato di fotografia il nome di McCurry, premiato due volte con il World Press Photo Award, potrebbe non dire niente. In questo caso recuperate dalla memoria una copertina straordinaria del National Geographic: il ritratto di un&rsqu
A Parma Nove100: arte, fotografia, architettura, moda e design per raccontare un'epoca. Milleduecento opere, in maggior parte mai esposte al pubblico
di Marco D'Egidio
Curare una mostra è un po’ come fare una tesi di laurea: si sceglie un tema, un titolo, si selezionano le fonti e le si organizzano nel percorso in un modo ben preciso. Le opere spesso vengono chieste in prestito a musei o collezioni. Ogni volta si tratta di decine, al massimo di centinaia di pezzi da riunire. Ma se questo lavoro di collezione fosse l’impegno di un’intera vita, e portasse a costituire un archivio permanente e pubblico di circa dodici milioni di opere d’arte di tutti i tipi, dalle fotografie ai progetti d’architettura, dai quadri alle scultu
Italianissimo a dispetto del nome, William Willinghton torna sui banchi della Cattolica per intrappolare nei suoi scatti le emozioni di un intero anno accademico. Italian students è una mostra, a Milano, e un volume con scritti di un altro ex dell'ateneo: Aldo Grasso
di Giovanna Canzi
Nel 2004 si aggirava per l’Italia in cerca di baci da rubare a coppie innamorate. Oggi è tornato sui banchi della sua Università per intrappolare le emozioni di un intero anno accademico. Italiano con origini inglesi, William Willinghton, giovane ma già affermato fotografo, non ha mai smesso di raccontare l’Italia, o meglio la nostra italianità, attraverso i suoi scatti che sanno cogliere lo spirito del tempo. Così dopo essersi dedicato all’amore e alle sue molte sfumature, dando vita al reportage Italian Lovers (esposto sei anni fa
di Margherita Granbassi