Un giro al Centro d'Arte contemporanea Luigi Pecci per confrontare due diverse esposizioni: la sezione toscana del Padiglione Italia, curata dal famoso critico d'arte, e la mostra sull'estetica rock Live! allestita con la consulenza di Luca Beatrice. In comune, l'attitudine a mettere insieme un'esagerazione di ingredienti diversi
di Riccardo Bonini
C’è qualcosa in comune tra le due esposizioni che attualmente trovano asilo presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato: Live! un percorso a tappe eterogenee attraverso la storia visiva del rock’n’roll da fine ’60 ad oggi e la sezione toscana del Padiglione Italia della Biennale, coordinato da Vittorio Sgarbi (leggi la nostra recensione). Entrambi gli allestimenti, pur nella diversità di dimensioni e contenuto, sono figli di una medesima linea concettuale sbandierata a più riprese da entrambi i curatori (il gi&
Anticipato da discussioni, polemiche, dimissioni presentate e poi ritirate, approda alla Biennale L'arte non è cosa nostra, la mostra curata dal famoso critico. Le opere di più di duemila artisti "raccomandati" da nomi noti della cultura vengono esposte nel Padiglione Italia. Più che un'esposizione, un'esibizione: imbarazzante ma da vedere.
di Chiara Di Stefano
Durante i tre giorni di apertura della Biennale alla stampa sono tornata più volte nel Padiglione Italia e ne ho constatato l’evoluzione dell’allestimento, dall’1 al 3 giugno quando ha trovato la sua forma definitiva. La sensazione che si è manifestata, fin dal primo giorno, è stata di caos. Non parlo del caos ordinato che avvolgeva gli altri padiglioni in rifinitura, mi riferisco a quel caos che ci troviamo di fronte la mattina dei saldi di fine stagione, di capi sparsi ovunque nell’attesa che il pubblico si avventi su di loro. L'appar
Addio alle planimetrie e ai progetti su carta: alla XII edizione Biennale i padiglioni delle varie nazioni hanno indetto la gara a chi "lo fa più strano", e le archistar giocano a fare gli artisti concettuali
di Chiara Di Stefano
Il lungo percorso comincia all’Arsenale. Lo spazio centrale curato quest’anno dall’architetto Kazuyo Sejima appare lontano dall’idea che i profani possono essersi fatti della Biennale di Architettura. Una sensazione di già visto non appena si palesa di fronte il neon di ingresso, troppo simile a quello di una delle passate biennali di arti visive. Passata un’ampia stanza allestita in modo scarno e sbarrata da un enorme monolite ci si ritrova a passeggiare per i corridoi, pensando di lì a poco di trovarsi faccia a faccia con q