Un Ballo in maschera riapre le danze al Teatro Regio di Parma, per una stagione "in forma ridotta" per via dei tagli economici. Districandosi tra le ristrettezze, l'allestimento riesce comunque a restituire la vitalità della vena "contadina" del compositore, quando la musica d'opera italiana era più affare del popolo che non di pochi intenditori
di Sergio Buttiglieri
“….E che baccano sul caso strano / E che commenti per la città…" continuano a cantarci, nutriti della sapida ironia verdiana, i rembrandtiani sicari Samuel e Tom alla fine del secondo atto di questo, inconsapevolmente profetico, Ballo in Maschera che ha avuto l’onore e l’onere di inaugurare la stagione teatrale più breve (causa i ben noti dissesti finanziari) che Parma ricordi da diversi anni a questa parte. La stessa città emiliana che è un po’ il punto focale “di quell’enorme zanzariera che
L'opera di Massenet rivive al Teatro Regio di Parma, nell'allestimento di Marco Carniti. Sul palcoscenico architetture sghembe e tortuose scenografie materializzano i tormenti d'amore del giovane eroe goethiano. In epoca di tagli, raccontiamo un'eccellenza italiana
di Sergio Buttiglieri
Cosa sarebbe Parma senza le serate di lirica al Teatro Regio? Ogni volta che si torna dentro questo prezioso scrigno ottocentesco, sempre laicamente affollato di melomani, se ne riassapora l'importanza e ci si rende conto che uno dei più piacevoli appuntamenti della nostra indaffarata esistenza è ritrovarsi in quel complesso meccanismo dell'opera lirica: una sorta di hortus conclusus in cui, quasi alchemicamente, si mettono insieme gli ingredienti più complessi (o se vogliamo più piacevoli) che mai abbia elaborato la cultura europea e prima di tutto italia