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ritratto di Gian Luca Favetto
di Gian Luca Favetto

La casalinghitudine del film


Parnassus, non trovo la parola. Suona come un’esclamazione: parnassus! Come parbleu, perdinci. Sembra una cosa ed è un’altra. Pare un naso, è una casa. Delle Muse. È poesia, la poesia del cinema. Sarebbe il titolo di un film di Terry Gilliam, uno di quei film che sono cinema. Questo fa Gilliam, di solito: più cinema che film.
Tanto per essere spiccio: il cinema presuppone il movimento, lo impone; il film è un prodotto definito, è consumo. Il cinema è un luogo ed un’azione; il film un oggetto e una confezione: niente di male, ma è una differenza di prospettiva e di ambiente. Il film fa passare il tempo, il cinema lo fa guadagnare.
Il cinema che muove, si muove, sommuove è un fluire, un andare. Andare al cinema, si dice. Appunto, il cinema è quella cosa a cui si va, in cui si va, si entra, come nella testa di Parnassus entrano i personaggi di Gilliam. E lì dentro si scoprono mondi, geografie oltre che storie.
Per il cinema c’è bisogno di uno spazio altro, rispetto al tuo appartamento, alla tua cuccia. Scegli, ti vesti, esci di casa, entri in una sala, affidi il tuo tempo, ti siedi davanti a uno schermo gigante, aspetti l’inizio, condividi le sensazioni, ti dai alle immagini, accogli i personaggi, grandi, finalmente divi – senza potere su di loro.
Tutto ciò che invece arriva sullo schermo di casa, rimpicciolito, a tuo totale servizio, visibile a tuo capriccio, secondo i tuoi tempi, quello non è cinema. Come chiamarlo?
Se uno crede nelle parole, oltre a rispettarle, deve saperle trovare, e inventarne anche di nuove. Ci vorrebbe un nome nuovo, appropriato, per la casalinghitudine dei film. Parnassus, mi manca il neologismo!

6.03
Media: 6 (15 voti)

Inserito da Gian Luca Favetto - 4 dicembre, 2009 - 12:16


Commenti

Le sale d'essai sono ormai

Le sale d'essai sono ormai una rarità. I cinema vecchio stile diventano uffici, appartamenti, librerie nei casi più fortunati. Spuntano come funghi velenosi i "cinemifici", le orride e torride multisale periferiche, dove si vedono i film come galline in batteria. Andare al cinema DOVREBBE ESSERE meglio, ma a volte non lo è. A volte il proprio divano, con la tisana, il gatto, le luci basse, è l'alternativa migliore all'allevamento.

Ciao GL, piuttosto che

Ciao GL, piuttosto che inventare parole nuove, non sarebbe più bello utilizzare quelle che non usiano o non conosciamo? Io non sono uno scrittore e sono sempre andato male nella lingua italiana, proprio per questo, per me, Trame è sempre una scoperta nuova... e ascoltarti e leggerti è sempre un grande piacere. Quando ci vediamo? ;) Quando passerai da queste parti?

Che ne dici di "foutonvoir",

Che ne dici di "foutonvoir", vedere da divano con quel fou che è anche un po' folle e quel ton che potrebbe essere t'on, cioè "si", cioè pazzo da vedere. La lingua francese è troppo? Lo preferivi in italiano? Dunque, dunque....ah, ecco: poltroncinema, il cinema di chi poltrisce sulla poltrona anziché uscire e andare al cinema. Alla prossima Lisa

dimenticavo...4 soli

8.01

dimenticavo...4 soli all'intervento!

Questo articolo mi ha portato

Questo articolo mi ha portato alla mente ciò che ha scritto Barthes prima del consumo cinefilo da divano: "In questo nero del cinema (nero anonimo, popolato, numeroso:oh la noia, la frustrazione delle proiezioni cosiddette private!) risiede il fascino stesso del film (qualunque esso sia). Ricordate l'esperienza opposta:alla televisione, che proietta anch'essa dei film, quel fascino ipnotico è del tutto assente; il nero è cancellato, l'anonimato rimosso; lo spazio è familiare, articolato (dai mobili, dagli oggetti ben noti), addomesticato" e ancora parlando del cinema in sala: "In questo cubo opaco, una luce: il film, lo schermo?Sì, certamente. Ma anche (ma soprattutto?), visibile e inosservato, quel cono danzante che perfora il nero, come un raggio laser. Tale raggio si converte, secondo la rotazione delle sue particelle, in figure cangianti; giriamo il volto verso il contro valore di una vibrazione brillante, il cui getto imperioso rasenta la nostra testa, sfiora, di spalle, di sbieco, una capigliatura, un volto. Come nei vecchi esperimenti di ipnotismo, siamo affascinati, senza vederlo in faccia, da questo spazio brillante, immobile, danzante". Andare in sala resta, a mio parere, una delle poche esperienze estetiche condivise e collettive che ci rimangono...credo che però Barthes non si fosse mai dovuto confrontare con un vicino di poltrona che scarta caramelle ogni 30-40 secondi o con l'odore di popcorn ambientale da multisala..:)

ah..la citazione è presa dal saggio "Uscendo dal cinema", 1975.

.... stavo dimenticando: ma

.... stavo dimenticando: ma il film di cui parli è meritevole o un film da guardare solo per passare qualche oretta spensierata ?? in ognimodo cercherò di procurarmelo, hai acceso la mia curiosità; e poi se lo hai menzionato, nel bene o nel male, ci sarà un motivo !

buon proseguimento mio caro.

r.

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