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ritratto di Gian Luca Favetto
di Gian Luca Favetto

Bosch e la nostalgia del futuro


I grandi musei sono fatiche all’impiedi, accumuli di secoli e opere; sono archivi di mode, saperi e bellezze dimenticate; chilometri di passeggio, all’inizio baldanzoso, poi sempre più trascinato, che trovano il loro senso quando si capita di fronte a uno, tre, dieci lavori, fulminanti produttori d’incanti e idee. Allora valgono la pena. Così come vale la pena, potendo, prendere e partire, rimanere quattro giorni lontano dalla propria quotidianità, fuori dall’Italia, dal ripetersi di polemiche e notizie sbraitate, senza giornali, né tv, costretti a un’altra lingua, a sentirsi stranieri. Non crearsi l’occasione e non approfittarne è un delitto.
 
Mi sono preso spazio e tempo per Madrid. L’ho attraversata a piedi. È così che la prendi una città, e la risistemi almeno un po’ intorno a te: Los Austrias e Atocha, Huertas e Malasaña, Chueca e Lavapiès, fino al Paseo del Prado. Sono finito, per l’appunto, al Museo del Prado: cammina e cammina, El Greco e Velasquez, cammina e cammina, Goya e Tiziano, uno via l’altro van Dick e de Ribera. Poi, Il trionfo della morte di Bruegel (1525/30-1569) e Il carro di fieno e Il giardino delle delizie di Bosch (1450-1516), due che fanno film, non ritratti, non paesaggi. Due che mettono in scena destini e umanità: ossa e carne nel loro agitarsi, bere, ballare, apparire, nascere, amare, morire. Dell’umanità immortalano l’anima. Hanno fotografato il futuro, il nostro eterno presente.

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Ogni dettaglio ricorda qualcosa apparso quattro, cinque secoli più tardi, Escher e Dalì, Tolkien e i Barbapapà, Le città invisibili e Avatar. Sono in 3D senza il 3D. Sono nostalgia di futuro. Vertigini che inghiottono. Come ogni visione che radiografa l’anima, loro guardano te, non tu loro. Se ti sporgi, ci finisci dentro. Il visitatore che segue può scoprire dove hai trovato provvisoriamente asilo.

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Inserito da Gian Luca Favetto - 5 febbraio, 2010 - 19:28


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MORIRE DI NOSTALGIA PER

MORIRE DI NOSTALGIA PER QUALCOSA CHE NON SI VIVRÀ MAI...

Cosa è il cervello? Un

Cosa è il cervello? Un insieme di neuroni, una massa molliccia, una serie di scariche elettriche e chimiche, un labirinto sconosciuto quanto un lungo museo di opere inedite. Noi non sappiamo nulla del cervello e, probabilmente, ne sappiamo ancora meno della vita, della nostra vita. Notizie di questi giorni: una persona in coma vegetativo che comunica tramite l'apparecchio della risonanza magnetica, un idiot savant che sa fare calcoli più complessi delle macchine - cose a cui la scienza, con tutta la sua buona volontà, non sa dare una spiegazione logica e concreta. Noi viaggiamo, realmente e virtualmente, in un mondo che crediamo di conoscere e di toccare, ma è la mente a fornirci i colori e i limiti di questo mondo, che le sono stati insegnati nel corso della sua storia. Ma quale storia? Questa vita, un'altra vita, una parallela? Il mondo, dentro il quadro che noi vediamo, lo disegniamo con la nostra mente oppure è lui che si disegna dentro di noi? Oppure la cosa è reciproca come in un gioco di specchi? Frasi confezionate che non forniranno mai una risposta perché il museo è dentro di noi e fuori è solo il moto, rettilineo e curvo, di un viaggio necessario a scoprire il proprio museo interiore. Ecco che le opere di un ipotetico museo, reale o virtuale, ci mostra qualcosa di noi, qualcosa di dimenticato che ci porta in tempi e spazi dimenticati. C'è bisogno non di pensare o dire qualcosa di intelligente, ma solo di ascoltare il quadro che si manifesta dentro di noi. Un quadro senza cornice, perché la verità è solita nascere attraverso un fascio di luce bianca: il bianco, il nero, noi stessi, sono colori che non esistono se non nella virtualità del mondo che crediamo reale e che in realtà sono in essere lì dove sono stati concepiti dal suo creatore. Buon viaggio a tutti.

se è possibile per un'anima

se è possibile per un'anima vivere contemporaneamente in diverse dimensioni temporali, la mia anima vive nel Rinascimento, dove l'inquietudine intellettuale è temperata dal piacere dell'equilibrio e dalla consapevolezza dell'intimo legame che lega tutti gli aspetti della manifestazione. in quell'intelligenza così umana e calda io mi ritrovo e mi beo. in nessun altro periodo storico vedo germi fecondi come nel Rinascimento - quanti meravigliosi ingegni mi parlano di scoperte che già in parte conosco e in parte attendo di scoprire a mia volta! e scioccamente mi meraviglio della potenza creativa di allora, io che so bene che non si danno limiti a chi abbia il coraggio per affrontare l'ignoto senza certezze.

Bentornato Gian Luca, è bello

Bentornato Gian Luca, è bello immaginare un amico in viaggio (quando lo sai), a spasso in altre strade a vedere altre realtà e poi leggerne il resoconto. E' un regalo. Quindi, grazie. Grazie per il Prado e per i pittori. E per i quadri. E per i nostri presenti e futuri. Grazie per averli voluti condividere. Ma soprattutto per aver camminato e guardato, guardato e camminato anche per noi. Adesso però ti dico la mia sui musei: un po' li patisco. Quando esco da una visita ad una mostra (temporanea o permanente che sia) in genere ho la testa che mi gira. Mi sento come invasa e sovraccarica di informazioni ed emozioni, che a stento riesco a contenere. A volte barcollo in un senso di vertigine. La bellezza e l'arte sono sostanze psicotrope, vanno assunte con moderazione. Non abbiamo un organismo adatto all'impatto. Secondo me i curatori delle esposizioni dovrebbero tenerne conto. Alla prossima...

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