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FILM

Sparky è il nome del cagnolino del piccolo e ingegnoso Victor Frankenstein, morto in un incidente stradale. Il ragazzino non si rassegna alla sfortuna e decide di riportarlo in vita. Frankenweenie riprende un abbozzo di più di trent'anni fa ed è poesia burtoniana pura


di Marinella Doriguzzi Bozzo

Un premio cino-cinefilo immediato a chi indovina i titoli dei film ingentiliti rispettivamente da Asta, Edward, Idefix, Bullseye, Fang, Frank, Milou, Uggie... Perché di cani e cagnetti irresistibili il cinema pullula, per non parlare dei blasonatissimi Rin Tin Tin, Lassie, Beethoven, Balto, Achiko, Marley che si sono autointitolati direttamente le pellicole, un po' come Monti il suo simbolo elettorale. Infatti i cani - secondo Lord Byron - "possiedono tutte le virtù degli uomini senza i loro vizi", ed è quindi logico goderne la compagnia e piangerne la dipart
22 Gennaio 2013

FILM

In tempo di cartoni ultratecnologici, i registi francesi Aubier e Patar sanno ancora giocare con i pupazzi e divertirsi come bambini. In Panico al villaggio riscoprono i piaceri della stop motion e dell'animazione vecchio stile


di Andrea B. Previtera

Eccola! Eccola! E’ l’ondata di ritorno! Lo dicevo che sarebbe arrivata. Quanto, quanto l’avevo attesa. Magari esagero, magari è appena un po’ di spuma, ma a me sembra di scorgerla questa piccola flessione verso il passato dopo la notte degli eccessi. Queste pellicole dense e intime che si fanno strada tra i grandi kolossal centomilionari, questi pezzi di plastica e plastilina che tornano sul grande schermo sgomitando fra i figli di Toy Story.   Allora, dopo Coraline, dopo Fantastic Mister Fox ecco Panico al villaggio. Un altro lungometraggio in stop mot
05 Luglio 2010

FILM

In Alice in Wonderland, il colossal prodotto dalla Disney, non si vede la mano del regista di Big Fish


di Marco D'Egidio

  “Niente è impossibile”, imparerà Alice durante il suo lungo fantastico viaggio nel Paese delle Meraviglie. Neppure che Tim Burton si dimentichi di apporre il timbro d’autore su una sua opera. Perché vedendo Alice in Wonderland si ha l’impressione di essere di fronte a un film in cui la più genuina poetica burtoniana – una perfetta sintesi di magia, incantamento, leggerezza, musicale armonia dell’immaginazione - viene ingabbiata e compressa da una sorta di “dover essere” rigido e frenetico. E&rs
05 Marzo 2010