
La mano di Gipo
Fossimo in America invece che in Italia, probabilmente la critica lo avrebbe incensato come uno dei migliori crooner ancora in circolazione. Avesse alle spalle un produttore come Rick Rubin, che ha inventato la seconda giovinezza di Johnny Cash e tirato fuori dalla naftalina il buon Neil Diamond (sentitevi Home Before Dark, che disco da brivido), oggi si parlerebbe con reverenza di un grande vecchio, di un maestro della musica popolare italiana.
Invece Gipo Farassino è patrimonio soprattutto di noi torinesi, che ne conosciamo il linguaggio attraverso i luoghi, le strade, i locali, i personaggi, le situazioni di un tempo che si sta estinguendo. Ma le foto non mentono mai. Sulla copertina dell’ultimo cd doppio, appena uscito, registrato al Teatro Erba nel maggio 2009, c’è uno straordinario scatto di Pasquale Modica, primissimo piano sulla mano di Gipo, l’anello d’oro al medio, il toscano intero tra le dita. Questa foto fa tornare alla mente il ritratto che Anton Corbijn ha realizzato al grande bluesman John Lee Hooker: non il volto, ma la mano, rugosa, segnata, in cui ogni solco racconta una storia.
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è un leghista
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