
Cosa resterà degli anni Ottanta
La Transavanguardia e la Scuola Romana di San Lorenzo. Alessandro Mendini, la poltrona Proust e il museo di Groningen. La I° Biennale di architettura (1980), manifesto del postmoderno, l'oggetto banale di Arduino Cantafora e il Teatro del mondo di Aldo Rossi. Umberto Eco, Il nome della rosa; Andrea De Carlo, Treno di panna; Pier Vittorio Tondelli, Un weekend postmoderno. La Nazionale di calcio campione del mondo (con 6 juventini). Il nuovo teatro italiano: Magazzini criminali, Falso movimento, Giovanotti mondani meccanici. Vamos a la playa e l'Italian Disco. Vita spericolata di Vasco Rossi. Amico di Renato Zero. Franco Battiato. Il bolidismo e i Nuovi Futuristi. Armani, Trussardi, Valentino, Versace, Ferré, Coveri, Moschino e
(naturalmente) Elio Fiorucci. Renzo Arbore e il Drive In. Sandro Pertini, Andrea Pazienza. Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio laico.
E' l'Italia che cambia, l'Italia che va. L'ultima volta che l'Italia conta qualcosa nel mondo. Erano gli anni '80, gli anni dei nostri vent'anni. Gli anni di Bettino Craxi, che non finiremo mai di rimpiangere, perché erano gli anni dei nostri sogni. E i sogni, caro onorevole Di Pietro, non si possono querelare, almeno finché ci sarà libertà.
Commenti
parafrasando nichetti (e
parafrasando nichetti (e beatrice)
VOLERE/VOLARE - SOGNARE/RUBARE
alé, vamos a la playa di
alé, vamos a la playa di Hammamet! Sognando le ragazze del drive in e i 6 juventini dell'82, i modelli indiscussi delle generazioni a venire. Pessimo e scorretto mischiare chi subodorava il marcio della putrefazione in corso (Pazienza, Tondelli, Battiato, Pertini) con chi ci sguazzava. Il marcio, anche vestito Armani, sempre marcio rimane e se ora "non contiamo nel mondo" è per i semi piantati da chi ingrossava a dismisura il debito pubblico costruendosi i cessi di oro massiccio
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