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DISCHI

Con Gershwin e Bollani lo swing non ha frontiere

Con il compositore di Porgy and Bess, l'eclettico pianista toscano condivide un amore per la musica che va oltre i generi e le convenzioni. Ecco perchè ha sfidato il maestro Riccardo Chailly e la prestigiosa Orchestra Gewandhaus di Lipsia a suonare con lui Rhapsody in blue


di Marco Buttafuoco

 


A leggere i cartelloni dei tanti festival e la stampa non specializzata si direbbe quasi che Stefano Bollani sia, con Enrico Rava e Paolo Fresu, il jazz italiano. Naturalmente non è vero. Il musicista toscano si trova al centro di un vero fenomeno di sovraesposizione che va oltre i suoi meriti e il suo pur grande talento. Non è colpa sua, come non è colpa di Giovanni Allevi l’essere stato definito addirittura il Mozart del XXI secolo. Il demerito è casomai quello di organizzatori timidi, condizionati da assessori in cerca di facili consensi e da giornalisti pigri. Una sistemazione critica, prima o poi, andrà pur tentata se non si vuole togliere ossigeno ad un movimento vitalissimo come quello del jazz di casa nostra. 
 
In attesa di questi improbabili ripensamenti l’ottimo Bollani mette a segno un altro hit discografico con questo cd dedicato a Gershwin e inciso con l’orchestra sinfonica tedesca di Riccardo Chailly. Nessuna sorpresa e nessun miracolo in quest’incontro. Bollani non è solo un pianista jazz; si muove invece da sempre (vedere la sua discografia) in totale libertà da un genere all’altro. E’ in poche parole, il prototipo del musicista dei nostri giorni per i quali è caduta ogni distinzione di valore fra stili e forme artistiche.
 
L’incontro con Chailly avviene poi su un terreno favorevole al pianista: Gershwin era, infatti un precursore dell’allegra e libera babele musicale contemporanea. Il suo spirito ebraico inquieto ed errante, lo portava ad amare il jazz, e la musica sinfonica, a comporre canzoni per Broadway o a scrivere un capolavoro come Porgy and Bess nel quale si fa sentire tanto l’influenza del gospel quanto quella di Giacomo Puccini.
 
Il disco si apre con una bella riproposizione della Rhapsody in Blue che il musicista russo-americano scrisse nel 1924, in treno, su commissione di Paul Whiteman, il bandleader bianco a quei tempi considerato il re del jazz. La musica era un omaggio al tumulto etnico e musicale di New York. La partitura originale prevedeva una jazz band ed il piano. Solo in seguito fu trascritta per orchestra sinfonica.
 
Chailly e Bollani si sono attenuti alla prima intenzione gershwiniana, restituendoci un’ottima versione, asciutta, briosa e rilassata della suite, lontana dal turgore sinfonico di tante altre riletture. Ad esempio quella che il jazzista dominicano Michel Camillo intraprese nel 2006 con l’orchestra Nazionale della Catalogna diretta da Ernesto Martinez Izquierdo. Un’interpretazione enfatica, lontana dalla gioiosa essenzialità della musica originale. Bollani e Chailly fanno invece risuonare il ragtime, il jazz di strada, i canti delle sinagoghe, il dolce ruggito della Big Apple degli anni '20.
 
Seguono una suite da Porgy and Bess ed una riproposizione del Concerto in F: esecuzioni che poco aggiungono all’immagine del Gershwin autore di tormentata frontiera fra classico e popolare, ma che in compenso rivelano l’assoluta disinvoltura di Bollani anche lontano dai territori dell’ improvvisazione. Deliziosa invece la chiusura con il brillante Rag del Rialto Ripples. Un buon lavoro, curato, divertente, illuminante, tanto da spingere i musicisti a fare un bis: i due hanno già messo in cantiere un Ravel.



Tags: George Gerswin, jazz, Marco Buttafuoco, maurice Ravel, new york, Orchestra sinfonica di Lipsia, recensione, Riccardo Chailly, stefano bollani,
14 Ottobre 2010

Oggetto recensito:

Stefano Bollani con Riccardo Chailly e la Gewandhausorcehster, Rapshody in Blue, Decca-Universal 2010

Gershwin sulla spiaggia: a riprova che la sua eredità non conosce confini stlistici, recentemente è stato pubblicato un album intitolato Brian Wilson reimagines George Gershwin. L'ex componente dei Beach Boys fu contattato direttamente dal pronipote di Gershwin con l'invito a completare alcune musiche che il bisnonno aveva lasciato incompiute. Oltre a reinterpretazioni di pezzi già noti come Summertime o la stessa Rhapsody in blue, il disco contiene quindi due brani che Wilson ha "immaginato", seguendo lo stile del compositore newyorkese

giudizio:



6.887997
Media: 6.9 (30 voti)

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