Nello studio di un pediatra ai tempi dell’influenza A. Dove la maggiore preoccupazione delle mamme è chi far restare a casa con il bambino malato. Tra accorgimenti ordinari e una sola certezza: il tanto pubblicizzato vaccino lasciamolo ai casi a rischio
di Alessandra Minervini
Prima di entrare, quasi sull'uscio dello studio, la prodiga assistente distribuisce una mascherina da indossare. Mascherina rulez. Se vogliono stare tutti insieme nella stanza. Altrimenti, per i disobbedienti, c'è una stanza a parte, senza giocattoli e senza tavolini dove disegnare. La mascherina non fa sconti. I bambini, divisi per influenza-già-avuta/influenza-in-arrivo, si divertono. Sono una ventina (solo il pomeriggio) e giocano al "fare a essere": io ero Zorro, io sono la guardia e tu il ladro, io faccio il cavaliere misterioso.
La mascherina antivirus è un feticcio giocoso. Per loro. Per fortuna. Perché qui "ogni minuto può essere decisivo". Per avere una ricaduta. La tensione annaspa nel quotidiano terrore materno: con chi lo lascio a casa la mattina? (C'è chi azzarda la sfida: se il medico domani non lo fa tornare a scuola, ci vado io al posto suo. Sono già otto giorni che me lo tengo in casa). Questa è l'aria che si respira (respirare è una parola grossa, ché anche i respiri sono centellinati che non si sa mai) nella sala d'attesa dove ogni gesto è rituale: metti la mascherina, metti il disinfettante sulle mani, no colpi di tosse in faccia a qualcuno, no bacini che ci sono i bacilli. Invece le chiacchiere, sbuffanti, sono quelle di sempre: cosa hai mangiato a pranzo? Hai finito i compiti? A che ora è il compleanno della tua amichetta? Non mangiare troppo dolci che ti fanno male. Non ti togliere la mascherina,alla festa di compleanno della tua amichetta. Dille che ti sei vestito da Zorro, solo che invece degli occhi, ti mascheri la bocca e anche il naso. (Solo che invece di Carnevale, è quasi Natale).
Ascoltando le loro storie, si capisce quanto piccoli pazienti e genitori siano più tranquilli di quello che si immagina. Sanno bene cos'è il virus A/H1N1 e hanno le idee molto chiare circa la vaccinazione: no, il vaccino non lo faremo. Non è obbligatorio. A parte nelle patologie a rischio indicate dal medico: il Dottor Lorenzo Cristofori. E' suo lo studio in cui ci siamo trattenuti come osservatori (mascherati). "L'unica differenza con le influenze precedenti è il suo carattere pandemico. La vaccinazione la consiglio solo nei casi a rischio. Diversamente, il vaccino potrebbe alterare l'ecosistema interno dei pazienti". Ci dice, serafico e rassicurante come "uno sciroppo di coperte calde" che il pediatra considera il migliore rimedio preventivo contro i malesseri stagionali. E conclude: "I pazienti, soprattutto se bambini, bisogna educarli. Non addomesticarli. Bisogna far capire loro cosa è veramente necessario per l'organismo e cosa invece è superfluo".
Due soli al coraggioso binomio di scienza e coscienza.
Tags: Alessandra Minervini, bambini, influenza suina, mascherina, pediatra, vaccino, virus a,
STUDIO PEDIATRICO
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Attuale. Puntuale.
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