Quattro minuti di scacchiera e tre di pugilato: è il chess-boxing, vero e proprio sport inventato dall'artista olandese Iepe Rubingh
di Andrea Ferrari

Immaginate due pugili che se le danno di santa ragione, poi, dopo tre minuti di legnate, si fermano, appoggiano la fronte alla mano e si scervellano per quattro minuti sulla scacchiera, quindi riprendono a menarsi, poi giù a pensare e così via fino a che uno non abbatte l’altro, a cazzotti o per scacco matto.
Benvenuti nel mondo del chess-boxing, miscuglio di scacchi e boxe ideato dall’artista olandese Iepe Rubingh su diretta ispirazione della graphic novel Froid équateur di Enki Bilal. Non è una boutade, ma uno sport vero e proprio, disciplinato da una federazione internazionale, la World Chess Boxing Organisation, con tanto di campionati del mondo, il primo dei quali vinto dallo stesso Rubingh nel 2003.
L’accostamento non è così bizzarro, dal momento che Garry Kasparov, uno che di scacchi se ne intende, ha definito questo gioco come il più violento al mondo, capace - aggiungo io - di moltiplicare la foga di qualsiasi uppercut. La nuova disciplina, ben più formativa di qualsiasi sci club, non tarderà ad affermarsi e ben presto vedremo leggiadre mamme radical-chic accompagnare i propri pargoli, futuri principi del foro, presso la palestra scacchistica più vicina, per lasciarli alle cure sollecite di allenatori super intelligenti ancorché acciaccati.
Che dire poi delle partitelle a calcetto fra commercialisti in servizio permanente effettivo? Anche queste saranno storia vecchia (è solo una questione di tempo), sostituite da incontri sulle quattro riprese in cui le energie imbroglia-fisco degli aitanti professionisti saranno più salubremente indirizzate a ricordarsi le varianti della Caro-Kann, magari su attacco Panov-Botvinnik, dopo aver preso un pugno in un occhio.
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CHESS BOXING

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