Claudio Morganti rilegge liberamente il Woyzeck di Büchner, lo chiama Wozzeck e si mette in scena da solo a dialogare con le sagome proiettate sul telo: un curioso esempio di metateatro espressionista, dove le 'tenebre' sono anche quelle esistenziali
di Nicola Arrigoni
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In quelle ombre che agiscono la storia d’amore, gelosia e passione del soldato Woyzeck c’è lo scontento di un mondo, c’è un desiderio che dura fino alla morte: c’è soprattutto la professione di fede di un artista nei confronti del teatro. Un teatro che alluda e sia poesia, un teatro che non dica tutto ma suggerisca la possibilità di mondi altri da condividere con lo sguardo autorale dello spettatore.
Questo è Ombre -Wozzeck di Claudio Morganti, libera rilettura del Woyzeck di Büchner per attore solo e ombre qui agite da Gianluca Balducci, Rita Frongia, Claudio Morganti, Francesco Pennacchia, Antonio Perrone, Gianluca Stetur e Grazia Minutella.
Claudio Morganti gioca il suo Woyzeck su un doppio registro narrativo e metateatrale. L’ingresso in scena di Morganti nei panni dell’imbonitore permette di creare la distanza fra fabula e azione, quel suo interloquire con la platea disvela la messinscena, la finzione, racconta la vicenda della gelosia omicida di Woyzeck per Maria. "La trama è tutta qui, non c'è nient'altro da capire", dice l’imbonitore. Ma in realtà in Ombre - Wozzeck c’è molto altro.
L’altro è il portato estetico di un testo che prima di essere pièce, è archetipo di un sentire lo spirito umano e l’abisso che si apre sull’indistinto di un desiderare fino alla morte, fino all’uccisione dell’oggetto amato. In questo senso il racconto teatrale che prende corpo dietro il ‘telo della morte’ è un racconto carico di eco culturali, un’elegante citazione dell’arte espressionista, in cui la bidimensionalità delle figure/ombre si trova a dialogare con la tridimensionalità dell’attore in carne ed ossa, fino alla rottura finale di quel telo bianco della morte in cui esce la scimmia/uomo addestrata, corpo senziente. Ombre-Wozzeck è un lavoro molto pensato, è un testo complesso che profuma di sintesi estetica di un percepire e agire l’arte del teatro da parte di Claudio Morganti.
Sullo sfondo si trova la disillusione di un artista che ha del teatro un senso 'alto' e che nel suo mettersi in scena porta il proprio pensiero su quel mondo e quello spazio ambiguo che è il teatro stesso, solo quando è vero. La stessa intensità di pensiero che ha animato il Crt di Milano, diretto da Sisto Dalla Palma, che seppe frequentare la possibilità di leggere l’arte scenica come luogo comunitario e non mera ostentazione spettacolare.
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Ombre Wozzeck, drammaturgia di Rita Frongia, tratto da Wozzeck di Alban Berg Woyzeck di Georg Buchner; regia di Claudio Morganti
Produzione: di Crt Milano in collaborazione con L’Arboreto - Teatro Dimora di Mondaino
Visto a: Casalmaggiore, 10 marzo 2012

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