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TEATRO

Il rito e il mito in Antigone

Gli interrogativi che la tragedia sofoclea pose secoli fa agli abitanti di Atene valgono ancora per il pubblico di oggi? A giudicare dalla "riscrittura teatrale" che ne propongono Elena Bucci e Marco Sgrosso sembrerebbe di sì. Un confronto tra la Storia del teatro e l'urgente "qui e ora" della performance


di Nicola Arrigoni


Antigone per Elena Bucci e Marco Sgrosso non è solo mito, è teatro, anzi è di più: è rito etico, l’urgenza dell'interrogarsi sul senso del nostro stare al mondo, del nostro agire con gli altri. C’è il Novecento scenico. Da Craig a Brecht per non dimenticare I Giganti della Montagna di Pirandello o certe immagini kantoriane, questa Antigone prodotta con grande rigore estetico dal Centro teatrale bresciano e dalle Belle Bandiere è uno spettacolo ricco di fascino visivo, intenso.
 
Non c’è bisogno di cultura teatrale per godere di questa storica tragedia che qui dura poco più di un’ora ed ha l’intensità di un canto e l’eco di tanta Storia: quest'ultima fa da sostegno nel confronto tra il qui ed ora della scena e il mito eterno dell’eroina, che antepose la legge del cuore e del sangue a quella di Stato, decidendo di rendere omaggio funebre al fratello Polinice, in spregio al divieto pronunciato da Creonte. Sulla scena disegnata dalle luci di Maurizio Viani si muove il coro, un corpus unico che interroga e s’interroga, un corpus sociale che assiste alla vicenda di contrasti antitetici che oppongono Antigone a Creonte, i sentimenti alla ragion di Stato, Creonte e Emone (ovvero il padre e il figlio che sceglie la morte, condividendo la condanna che Creonte ha pronunciato contro Antigone). 
 
Antigone_2_OKK.JPGMa nella libera ed efficacissima rielaborazione della tragedia sofoclea c’è di più del mito, c’è una tensione etica che Elena Bucci e Marco Sgrosso portano avanti con coerenza e grande afflato: una necessità di chiedersi dove la legge debba lasciare il passo alla pietas. E se pure questo è il dilemma che sottende alla tragedia di Sofocle, l’allestimento ne sottolinea l’urgenza in una serie di contrasti dialettici che appartengono all'oggi come alla classicità, che impongono una riflessione sullo sguardo del qui ed ora del potere o quello prospettico del cieco Tiresia, impongono una impossibile conciliazione fra sentimento e ragione, fra legame di sangue e legame sociale, oppongono la pulsione a vivere comunque di Ismene a quella di morte di Antigone.
 
In tutto questo il coro è comunità: da esso escono i personaggi della tragedia, fatta eccezione per Antigone e Creonte che vivono di una loro sacerdotale indipendenza, due fuochi intorno a cui si muovono i coreuti mascherati, figure novecentesche che sormontano una catasta di sedie, simbolo della città caduta, del palazzo del potere crollato. Un mondo che si chiede perché, in cerca di una catarsi impossibile. E allora Antigone — colei che ha scardinato la necessità per dare voce alla pietà addita infine la saggezza come motivo scatenante della rinascita dall’orrore, di una nuova etica che possa ridare compattezza e speranza al coro annichilito. Antigone di Bucci e Sgrosso è uno spettacolo prezioso che sa fare presa sul cuore come sull’intelletto. E come non considerarlo quindi fedele alla tragedia sofoclea?



Tags: Antigone, Elena Bucci, Marco Sgrosso, mito, Nicola Arrigoni, recensione, Sofocle, teatro,
09 Febbraio 2012

Oggetto recensito:

Antigone ovvero una strategia del rito di Sofocle, rielaborazione di Elena Bucci e Marco Sgrosso

Visto a: Teatro Sociale, Brescia, 13 gennaio 2012.
 
Il resto della locandina :
disegno luci Maurizio Viani; suono e sensori Raffaele Bassetti; direzione tecnica Giovanni Macis; luci Davide Cavandoli; costumi Nomadea e Marta Benini; assistente all’allestimento Alessandro Sanmartin; organizzazione Federica Cremaschi; distribuzione Emilio Vita per Argante
 
Prossimamente: 10/12 febbraio, Teatro Rossini, Pesaro; 14 febbraio, Teatro della Società Lecco; 16 febbraio Teatro Nuova Repubblica San Marino. Qui per altre date e informazioni

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