• Seguici su:
LIBRI

Senza colpa: la bestia più crudele

Felice Cimatti è un professore studioso di zoosemiotica. Ambientato in un laboratorio dove si conducono esperimenti segreti sugli scimpanzé, il suo esordio narrativo è un noir etologico che pone una questione inquietante: esiste una specie animale in grado di commettere il male?


di Dario De Marco


senza-colpa.jpgNoir etologico. Bella definizione, di quelle che a noi critici fighetti piace inventare, per poi guardarci allo specchio tutti soddisfatti: peccato che si trovi già sulla quarta di copertina del libro.
 
Noir etologico, definizione azzeccata, visto che negli snodi cruciali i protagonisti sono sempre animali: dalle api che con il loro linguaggio fatto di 8 aiutano a scovare il cadavere, allo scimpanzé che nell'agnizione finale ricostruisce la dinamica del fatto di sangue, fino alla bestia più crudele di tutte, la cui natura non è ora il caso di svelare.
 
I fatti sono semplici: in un laboratorio segreto alcuni primatologi effettuano esperimenti non sugli ma con gli scimpanzé. Il capobanda degli scienziati, responsabile di questi strani studi e accanito nel portarli fino alle estreme conseguenze, un giorno scompare. Indaga l'ispettore Soul (in inglese “anima”, scoperto simbolismo), che s'imbatte non solo nel malcelato sollievo dei altri ricercatori, ma soprattutto nei raccapriccianti dettagli delle ricerche.
 
Il punto di forza del libro non è certo lo stile: l'autore è filosofo e ha scritto finora solo saggi, sul registro narrativo mostra qualche incertezza. Ad esempio è poco credibile il protagonista, che parla in prima persona, e vuole atteggiarsi a poliziotto ignorante e un po' scemo, ma poi distrattamente butta lì frasi come “non sempre da A a B c'è una linea retta, anzi, quasi mai”.
E tutto sommato neanche il plot è travolgente (né solido: suvvia, una settimana per scoprire che lo scomparso si trova, in stato piuttosto cadaverico, a pochi metri da dov'è stato visto per l'ultima volta, ma dove l'avevano cercato, sotto al tavolo?).
 
Lo scritto è abbastanza breve, più un racconto lungo che un romanzo - non che in sé sia un difetto, anzi, e poi rispettando le unità di tempo luogo e azione potrebbe ispirare un'originale riduzione teatrale. Infine, la stessa soluzione del “mistero” non è difficile da intuire, benché i particolari possano rivelarsi inquietanti.
 
L'appassionante cuore del libro è in un dilemma di ordine filosofico. E certo, si dirà: Cimatti insegna filosofia del linguaggio all'università, ed è autore di libri come Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva (Carocci). Eppure, anche se il modo e la possibilità di “parlare” degli animali sono senz'altro al centro della storia – dalle suddette api agli scimpanzé che imparano la lingua dei segni, quella usata dai sordomuti – il vero dilemma non riguarda il linguaggio ma la morale: un problema, come direbbero i filosofi, non zoosemiotico ma zooetico.
 
Il dilemma che disturba lo scienziato pazzo, e di conseguenza il lettore, è questo: gli animali possono distinguere il bene dal male, o meglio, e più brutalmente, sono in grado, opportunamente addestrati, di concepire e commettere il male? Le bestie possono essere crudeli? Perché gli uomini sì, questo non c'è dubbio: nella Storia gli esempi sono interminabili, da Auschwitz all'inquisizione, e se lì si può sempre dire che si tratta di condizioni personali o ambientali, che intervengono nella vita di certe persone fino a renderle sadiche, una sorta di giustificazione deterministica quindi, ci sono d'altra parte esperimenti, come quello citato nel libro, che dimostrano come qualsiasi essere umano, investito di un tot di potere, possa diventare un dispensatore compiaciuto di scariche elettriche gratuite su altro essere umano.
 
Ma gli animali? Le bestie sono "senza colpa", come non a caso recita il titolo. Il carnivoro che sbrana la preda, come anche lo scimmione aggredisce il proprio simile che per stabilire gerarchie nel gruppo o diritti di accoppiamento, sono puri e innocenti come un neonato, perché non agiscono, ma sono agiti dagli impulsi naturali. Quello che lo scienziato cattivo vuole osservare, anzi provocare, è la crudeltà intenzionale: perciò divide gli animali in due gruppi, le vittime senza cibo, e gli aguzzini, provvisti di cibo e armati, con asce e pistole che quelli subito imparano a usare. E poi si mette dietro a un vetro a osservare la carneficina.
 
Sennonché dietro a quel vetro non è solo: nel libro ci sono anche i suoi colleghi, quelli buoni, quelli che poi a un certo punto si ribelleranno; fuori dal libro ci siamo noi, accomodati in poltrona a vedere l'effetto che fa. Sicché di Senza colpa si può ripetere quello che l'ispettore a un certo punto dice del centro di ricerca: “In realtà, più che parlare degli scimpanzé, parlava di noi umani, di come ci piace credere di essere, di come – senza nemmeno rendercene conto – pensiamo di essere. Gli scimpanzé non erano che un dettaglio, un pretesto per continuare a occuparci di noi, sempre e comunque”.
 
Noir etologico, allora? Noir senz'altro, ma etologico solo a una condizione: quella di mettere nel novero degli animali anche la bestia più crudele, quel genere homo al quale siamo inspiegabilmente fieri di appartenere.



Tags: Dario De Marco, etologia, Felice Cimatti, linguaggio animale, Marcos y Marcos, Mente e linguaggio negli animali, noir, recensione, Senza Colpa,
07 Ottobre 2010

Oggetto recensito:

Felice Cimatti, Senza Colpa, Marcos y Marcos 2010, p. 158, euro 14

Copertina: bellissimo il disegno di Lorenzo Lanzi, aperto a ogni interpretazione

giudizio:



7.39125
Media: 7.4 (8 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
 
CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Enter the characters (without spaces) shown in the image.