Il gatto dagli occhi d'oro di Silvana De Mari è un romanzo di formazione per adolescenti. Dove a crescere sono anche i grandi
di Giulia Stok
Silvana De Mari dice di sé che ha un carattere violento e irascibile, e che aggiorna di continuo la lista di quelli con cui ha litigato. Partendo da questi presupposti, la lettura de Il gatto dagli occhi d’oro riserva grandi sorprese. Perché la storia di Leila, una ragazzina di prima media che ha un nome da principessa spaziale ma è povera, grassa, brutta e senza papà, è un concentrato di empatia. Non solo nei confronti della protagonista e dei suoi amici, ma anche degli adulti dai comportamenti discutibili che li circondano.
La scrittura della De Mari è estremamente duttile e attraversa con apparente facilità registri diversissimi tra loro. Riesce ad essere intimista e a raccontare quelle disperazioni tipiche degli adolescenti senza che suonino eccessive a un lettore adulto, ma proponendo, da dentro, modi sani per affrontarle che non paiono artificiosi al lettore ragazzo. Riesce a far intenerire anche chi non ha mai avuto nemmeno un pesce rosso, raccontando di un veterinario stravagante che ha perso la testa per un cucciolo di bassethound dalle grandi orecchie morbide come velluto. Riesce a far ridere, raccontando con tono frivolo e leggero i tic di insegnanti svampiti e mamme impegnate a mantenere la linea, ma finendo sempre per cercare le ragioni profonde dei loro comportamenti. E riesce a parlare di un tema difficile, le mutilazioni genitali femminili, non lasciandosene sopraffare ma raccontando una bella storia di integrazione.
Il filo conduttore sotterraneo a tutto il libro è un’esortazione alle ragazzine perché prendano coscienza il prima possibile dei loro diritti, da quello dell’etiope Maryam a non essere torturata, a quello di Ursula di non mettersi a dieta per essere perfetta, a quello di Leila di mettere jeans non firmati, senza per questo sentirsi di serie B. Non per nulla la magia della storia (l’autrice dice che la magia è importante, perché dentro ci abbiamo nascosto il miracolo) sta negli occhi di un gatto che ha l’anima di un’antica strega, bruciata sul rogo solo perché sapeva fare i decotti contro i vermi.
E’ un romanzo di formazione, ma a crescere non sono solo i ragazzi, sono gli adulti che riescono, tutti, a fare grandi passi per uscire dalle gabbie in cui sono abituati a vivere. E forse proprio questo è l’unico punto debole del libro: benché si sia coinvolti dalla storia, benché si sia sperato e tremato con loro, il lieto fine in cui tutti i personaggi si evolvono, persino i genitori di Maryam e la terribile prof di italiano, sembra davvero troppo lieto e un pochino affrettato. E certo la protagonista ragazzina è un modello inarrivabile - se si pensa all’adolescente medio - di intelligenza, coraggio e capacità di adattamento. Ma insomma, forse va bene così. Forse i modelli, gli eroi di stampo ottocentesco, fanno bene. Soprattutto a undici anni.
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SILVANA DE MARI, IL GATTO DAGLI OCCHI D’ORO, FANUCCI 2009, P. 207, EURO 14
L’autrice: dice di sé che non è uno scrittore, ma un medico che scrive. Chirurgo, è stata volontario in Etiopia, oggi si occupa di psicoterapia. I suoi libri più noti, tradotti in tutto il mondo, sono i fantasy L’ultimo elfo e L’ultimo orco, entrambi pubblicati da Salani
Il libro secondo l’autrice: “Questo è il mio libro più importante. È il libro con cui comincio la mia battaglia contro le mutilazioni genitali femminili”
La citazione/1: “Poi si può sempre raccontare qualcosa: la febbre, la tosse, il raffreddore, le pustole, le cavallette, i lanzichenecchi, gravi motivi famigliari, la casa è stregata e ha barricato le uscite con i rampicanti, gli extraterrestri (arrivo, partenza o permanenza), meteoriti, maremoti, terremoti, eruzioni vulcaniche, l’asportazione di uno o più denti del giudizio, il matrimonio della nonna, il divorzio della nonna; la casa è stregata e ha mangiato la nonna, la nonna è diventata un serial killer e ha mangiato il postino con gli involtini primavera...” (per giustificare un’assenza il primo giorno di scuola)
La citazione/2: “Io voglio essere colei che aiuta gli altri nella malattia e nel dolore, perché la sofferenza quando colpisce in solitudine e non è consolata rattrappisce l’anima”
La citazione/3: “Gli si allarga il torace d’orgoglio tutte le volte che la mano scivola sul pelo tiepido: è così bella, così intelligente, così speciale, così sua”
Ayan Hirsi Ali: scrittrice somala, infibulata a cinque anni, autrice die L’infedele (Rizzoli 2003), deputato in Olanda, ha scritto la sceneggiatura del film Submission di Theo Van Gogh. In seguito all’uscita del film il regista è stato assassinato da un gruppo di fondamentalisti islamici, e su di lei pende una minaccia di morte. Silvana De Mari le dedica il libro

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