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LIBRI - NARRATIVA

Bastardi senza storia

L’epopea della militanza contro le dittature nell’Europa del primo dopoguerra raccontata da Valerio Gentili. Oltre la storiografia ufficiale si riportano alla luce i movimenti popolari e rivoluzionari che tennero testa, sul piano militare e propagandistico, alle milizie di Mussolini e Hitler


di Gabriele Salvatori


Nel 1933 il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, con una forte maggioranza in parlamento e a seguito dell’epurazione dei deputati comunisti e delle intimidazioni a quelli di centro, permetteva al suo capo, Adolf Hitler, di farsi dittatore della Germania. Il lavoro svolto per le strade dalle SA e la propaganda violenta cominciata nel 1923 giungevano al termine. Niente poté l’opposizione, divisa e litigiosa. È questa la vulgata ufficiale che racconta l’avvento dei nazisti al potere. Una versione non falsa ma che pure nasconde un’altra verità. 
 
In tutti i paesi europei che conobbero l’ascesa della destra estrema esistevano formazioni antifasciste, organizzate spontaneamente da reduci della prima guerra mondiale e dai lavoratori che si batterono strenuamente, senza trovare però il concreto appoggio dei partiti che formavano il fonte della sinistra, dai socialdemocratici ai comunisti. Questo avvenne in Germania come in Francia e in Inghilterra, in Italia come in Belgio o in Austria dove per le strade combattevano, letteralmente, formazioni dai nomi inequivocabili: la Lega dei Combattenti Rossi di Prima Linea, il Fronte di Ferro, l’Antifaschistische Aktion, l’Anti Nazi League, i Groupes de defense antifascistes, gli Arditi del Popolo. 
 
Bastardi senza storia è un intenso e affascinante saggio, corredato da una robusta bibliografia che non lascia spazio a dubbi in merito alla qualità della ricerca storica condotta dal suo autore. E racconta schiettamente la mesta fine di alcuni grandi movimenti di massa auto-organizzati, con una particolare attenzione alla loro capacità militare e alla loro proficua e studiata propaganda. 
 
Nascono proprio in quest’epoca, in Germania, due dei simboli più famosi dell’antifascismo militante, caduti in disuso per decine di anni dopo il secondo conflitto mondiale e risorti nelle strade di tutto il mondo dagli anni ottanta in poi: la doppia bandiera rossa e nera e le tre frecce rosse, inclinate di quarantacinque gradi, con le punte verso il basso, a sinistra. Simbolo, quest’ultimo, ideato dal russo Sergei Chakotin per cancellare la svastica nazista.
 
Con taglio divulgativo, l’opera di Valerio Gentili ristabilisce alcuni importanti collegamenti e continuità tra eventi storici, attraverso sigle e aspirazioni, dai primi anni venti alla resistenza al nazifascismo, passando per la guerra civile spagnola. Con un occhio alle attuali sottoculture giovanili di tutto il mondo che sui muri delle città si danno battaglia a colpi di simboli che vengono da lontano. E in ultimo riapre un dibattito storico tutto interno alla sinistra che Wu Ming 5, dal sito del gruppo, riassume così: I capi hanno tradito? Bastardi senza storia si situa un passo oltre i confini della storiografia ufficiale. Sulla strada, verrebbe da dire.



Tags: bastardi senza storia, Castelvecchi, Combattenti rossi, Gabriele Salvatori, Gentili, prima linea, recensione,
02 Febbraio 2012

Oggetto recensito:

Valerio Gentili, Bastardi senza storia, Castelvecchi 2011, pag. 188, euro 16,00.

giudizio:



9
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