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LIBRI PER L'ESTATE

Adieu Pearà: padania da fantascienza

Tra nemmeno vent'anni il settentrione italiano si dividerà anche da se stesso e da città dell'amore shakespeariano Verona sarà divenuta la capitale dell'intolleranza. Questo almeno secondo l'(inesistente) autore Giulio Meazza, che ambienta il proprio romanzo in un futuro prossimo e piuttosto verosimile


di Gabriele Salvatori


Scavare fra le pubblicazioni dell’editoria piccola, resistente e "fastidiosa" è divertente. Perché le piccole case editrici sono necessariamente legate a contesti particolari e obbligatoriamente condannate alla ricerca: al gigante del mainstream devono infatti poter contrapporre una fitta sassaiola di idee. È fra queste uscite che capita spesso di imbattersi in storie dal sapore politico o dallo stile inconsueto.
 
Adieu Pearà è il racconto di un avventura dentro una Verona avvelenata da intolleranze oltre i limiti dell’idiozia, in un futuro più che verosimile. È una raccolta di memorie, scritte dal protagonista Giulio Meazza, che racconta quanto accaduto nella città di Giulietta nei sei mesi a cavallo tra il 2028 e 2029. Il personaggio è un quarantenne, riciclato giornalista con aspirazioni intellettuali frustrate che definire “da inetto” non basterebbe. Intorno a lui ruota un insieme di personaggi caricaturati al meglio: politici, giornalisti e portaborse. Non possiamo dirlo con sicurezza ma abbiamo il sospetto che per ognuno di loro esista un equivalente nella Verona reale di oggi. 
 
Giulio Meazza viveva pacificamente in un paese vicino Torino. Nell’autunno del 2028, è stato costretto a tornare nella città che fu del sindaco Flavio Tosi, a causa della malattia della madre. Parte da ovest e, nolente, attraversa tutta la Padania – presumibilmente ormai libera e indipendente – e si ritrova in un contesto cittadino balcanizzato, dove quelli della sponda destra dell’Adige preparano la secessione da quelli della sponda sinistra. In questo ambiente paranoico e violento, a poco serve l’azione segreta di un gruppo d’illuminati che tramano nell’ombra. 
 
Adieu Pearà è politicamente scorretto: come quelle barre di ferro che dividono a metà una panchina per evitarti il bivacco (solo un po' più divertente). Addirittura esilarante in alcuni passaggi, forse talvolta geniale. O semplicemente ispirato ad un programma politico leghista, e poi messo sotto la lente di ingrandimento di un paio di teorici strutturalisti, che ne hanno esaltato le potenzialità narrative.
 
Il tema scelto e il taglio ironico si tengono insieme, ben saldi. Per dirla con Walter Benjamin, la giusta tendenza politica dell’opera include la sua qualità letteraria. Quindi le scelte operative di chi scrive non possono essere ignorate per esprimere un giudizio. Adieu Pearà in questo funziona: diverte, suggerisce, mette in guardia. E per quel che concerne il suo autore possiamo affermare che Giulio Meazza non è mai esistito. Come non esisteva quel Luther Blisset con il quale, sospettiamo, il Meazza deve aver condiviso qualche esperienza di prigionia e di evasione. Il suo è un soggetto multiplo, figlio di una setta ombrosa che resta attiva anche oggi, con il compito di diffondere briciole di umanità per impedire alla Padania – o ad alcuni suoi pezzi importanti – di separarsi definitivamente dalla ragione.



Tags: Adieu Pearà, BFS 2011, fantascienza, Gabriele Salvatori, Giulio Meazza, lega, padania, recensione, secessione,
20 Luglio 2011

Oggetto recensito:

Giulio Meazza, Adieu Pearà, BFS 2011, p 203, euro 12

giudizio:



6.64875
Media: 6.6 (8 voti)

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