TEATRO
Quella che Nanni Garella applica all'opera shakespeariana è letteralmente una ridutio: non solo perchè la scena è spoglia di grandi scenografie, lasciando solo attori e testo in scena, ma anche perchè gli stessi attori e lo stesso testo (riadattato) escono ridimensionati da una lettura troppo normalizzante. E l'allestimento diventa metafora dell'Italia teatrale...
di Igor Vazzaz
Un’ampia plaga, sgombra marina dominata dal celeste onnivoro d’un fondale in cui spicca una sfera luminosa a disegnar la luna. Il pavimento di teli descrive un lieve tracciato ondulare, suggerendo la morbida presenza di dune poco accennate. La personale lettura di Otello ad opera di Nanni Garella (che firma da solo traduzione, adattamento e regia) si consuma per intero in questo largo ambiente unico, aperto e disteso, nell’egemonia d’un ceruleo cromatismo che sfuma dall’azzurro intenso delle scene diurne a tonalità acquamarina e turchesi. È u
29 Marzo 2012