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SPECIALE VIOLENZA SULLE DONNE

Se sei uomo

di Giulia Blasi


Combattere la violenza contro le donne ti fa diventare un po’ antipatico.
Siamo capaci tutti, o quasi, di dire delle belle frasi di circostanza su come le donne non si tocchino nemmeno con un fiore. Che ci vuole. Puoi dirlo in pubblico e poi andartene a casa a corcare di mazzate la poveretta con cui dividi la vita. Tanto, lei si vergogna e non lo dice a nessuno. La violenza domestica è una grande vergogna silenziosa, se succede è anche un po’ colpa tua: e se non ti sottrai è ancora più colpa tua, sei complice, oltre che vittima. E allora taci. Il resto lo fa il silenzio degli altri: degli uomini, soprattutto.
 
Un uomo che voglia combattere la violenza contro le donne deve fare un’operazione su se stesso che gli passa la voglia. In un paese dove trattare le donne come decorazioni da tavola è normale e perfino bello - dopotutto, le signore sono il dono di Dio agli uomini, mica gente - un uomo che voglia interrogarsi sul fenomeno deve prendere atto di un fatto semplicissimo. E cioè che la violenza di genere è una questione culturale. Si innesta proprio su quel considerare le donne, di volta in volta, come merce, demanio pubblico, proprietà privata, gentile ornamento o parte anatomica. Vedi la foto di una bella ragazza e ti esce spontaneo, secco, brutto: “Figa”. Una dissezione istantanea, da persona a quarto inferiore genitale nello spazio di due sillabe. “Figa”. Alla faccia della reductio ad unum.
 
Sì, certo, alle donne piace piacere, ma non è detto che ne facciamo una ragione di vita. Né che piacere sia la nostra necessità primaria. Per questo, la seconda cosa che un uomo di buona volontà dovrebbe fare sarebbe smettere di considerare le donne come relative a sé, nel senso di maschio. Questa è più difficile da spiegare, ma per fare un esempio: per convincere una donna che il suo peso non definisce la sua identità o il suo posto nel mondo, dirle “A noi piacete così, in carne! Viva le cicciotte!” è un modo come un altro per subordinare l’autostima dell’essere umano in questione al piacere o non piacere a un altro. Sì, è consolatorio. Sì, è tenero. Ma non è utile.
 
Poi c’è da lavorare sulla gelosia. Sulla frustrazione che provoca un no. Sulla capacità di sopportarla, quella frustrazione. E una volta fatto tutto quanto sopra, arriva la parte veramente fastidiosa: bisogna comunicare con gli altri uomini. Perché uno che fa tutto il lavoro di autocoscienza spontaneamente è già molto distante dall’alzare le mani su una donna. Ma i cinghiali che ogni uomo conosce, quelli che mano sul pacco e alla femmina bisogna darci minchia minchia minchia e botte, ecco, quelli mica li possono rieducare le donne. Solo chi appartiene alla stessa cultura può farlo. Ed è qui che si diventa antipatici, perché per riuscirci bisogna rompere tutte le convenzioni di comunicazione con gli altri maschi. Rifiutare il linguaggio da caserma, le scurrilità, l’oggettificazione.
C’è molto che un uomo può fare, per prevenire la violenza sulle donne. Resta da vedere se è disposto a farlo.
 


Tags: giornata mondiale contro violenza sulle donne, Giulia Blasi, maschio, onu,
25 Novembre 2009

Oggetto recensito:

GUIDA A COSA PUO' FARE UN UOMO PER PREVENIRE LA VIOLENZA

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Vittime di Sandra Petrignani, Blackout nel blog di Gioia Gottini, La parola alle donne nel blog di Simone Regazzoni, Militanze con gli appuntamenti della giornata

giudizio:



7.106085
Media: 7.1 (23 voti)

Commenti

Ha ragione Giulia: serve una

Ha ragione Giulia: serve una rivoluzione culturale che, secondo me, deve partire dalla condivisione dei ruoli, sia di quelli affettivi-domestici (i lavori di cura che finora sono toccati a noi donne) sia quelli pubblici-lavorativi, che finora sono stati quasi esclusivo appannaggio degli uomini. Se non si "pareggia" a livello di cultura, di sangue che ci scorre nelel vene, ci sarà sempre un uomo che si sentirà schiacciato da una donna che "emerge", perchè nella sua testa questo non puo', non deve accadere.

Condivido in massima parte

6.03

Condivido in massima parte quanto scritto da Giulia, se non per una malcelata ostilità che evidentemente ella nutre verso quegli uomini che si limitano ad instaurare con la compagna un rapporto davvero paritario, senza iniziare una rivoluzione culturale attraverso il contrasto netto, addirittura la "rieducazione linguistica" dei "maschi-cinghiali", il tutto sostenuto da una presunta empatia culturale che dovrebbe accomunare tutti i maschi italiani. Personalmente mi sembra una lettura puerile e sbrigativa della questione; al contrario tenderei ad attribuire le forti resistenze a questo processo di liberazione della donna ai secoli e secoli di cultura "fallocentrica" che ci hanno preceduto, una cultura ancora trasversalmente presente in tutti i generi e della quale sono alfieri gli "uomini-cinghiale" come le "donne-conigliette", entrambi fautori e vittime della stessa perversione.

Stefano: "evidentemente" no,

Stefano: "evidentemente" no, non nutro alcuna animosità nei confronti del maschio. L'avevo detto che era una cosa antipatica, e infatti ecco: lo è. È una cosa talmente antipatica da far ribollire il sangue a chi non era preparato ad andare oltre "La violenza è una cosa brutta" nell'affrontare il discorso. I secoli di cultura fallocentrica che ci hanno preceduto ci seguiranno anche, se non ci prendiamo le nostre responsabilità come individui. A me è stato chiesto di parlare agli uomini, ed è quello che ho fatto. Ognuno può puoi scegliere da che parte collocarsi nel dibattito, inclusa la difensiva.

Peraltro, che cosa condividi mai del mio discorso, se non ne accetti le premesse? Le congiunzioni, le virgole o le preposizioni? :D

Stefano: "evidentemente" no,

Stefano: "evidentemente" no, non nutro alcuna animosità nei confronti del maschio. L'avevo detto che era una cosa antipatica, e infatti ecco: lo è. È una cosa talmente antipatica da far ribollire il sangue a chi non era preparato ad andare oltre "La violenza è una cosa brutta" nell'affrontare il discorso. I secoli di cultura fallocentrica che ci hanno preceduto ci seguiranno anche, se non ci prendiamo le nostre responsabilità come individui. A me è stato chiesto di parlare agli uomini, ed è quello che ho fatto. Ognuno può puoi scegliere da che parte collocarsi nel dibattito, inclusa la difensiva.

Peraltro, che cosa condividi mai del mio discorso, se non ne accetti le premesse? Le congiunzioni, le virgole o le preposizioni? :D

credo che bisogna distinguere

credo che bisogna distinguere il fatto culturale (di considerare le donne in un certo modo) e la violenza (in ogni sua forma) la prima ha a che fare oltre che con la cultura anche con l'intelligenza delle persone la seconda sono convinto che derivi dall'eredità, in particolare quella paterna, ovvero la ripetizione non consapevole dei modelli familiari. Per uscirne, sia per la donna che subisce che per l'uomo che provoca, è indispensabile una preventiva presa di coscienza, un lavoro "sistemico" su questo fronte

ogni uomo deve lavorare su di

ogni uomo deve lavorare su di se', e questo e' indubbio, ma forse anche le madri di oggi dovrebbero insegnare ai propri figli maschi che le donne vanno rispettate e non vedere le altre donne come delle loro "rivali". iniziare ad educare i propri figli in modo uguale sia femmine che maschi sarebbe gia' tanto.

Come sempre, un piacere

8.01

Come sempre, un piacere leggere Giulia. Diffondo in Spagna, sperando riescano a leggerlo in italiano.

ho sempre pensato, con scarso

8.01

ho sempre pensato, con scarso successo, che la questione femminile non sia risolvibile attraverso le sole rivendicazioni e le azioni -pure necessarie da parte delle sole donne - ma anche attraverso la consapevolezza e il contributo condiviso degli uomini. Il ruolo femminile, il rispetto verso le donne non sono cose a se' stanti ma vivono all'interno della relazione con gli uomini, anche loro chiamati a cambiare la visione stereotipata del loro ruolo.

ho sempre pensato, con scarso

8.01

ho sempre pensato, con scarso successo, che la questione femminile non sia risolvibile attraverso le sole rivendicazioni e le azioni -pure necessarie da parte delle sole donne - ma anche attraverso la consapevolezza e il contributo condiviso degli uomini. Il ruolo femminile, il rispetto verso le donne non sono cose a se' stanti ma vivono all'interno della relazione con gli uomini, anche loro chiamati a cambiare la visione stereotipata del loro ruolo.

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