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LIBRI PER L'ESTATE

Novità dal pianeta delle scimmie

Ormai è un vero e proprio genere letterario, una branca riconosciuta della fantascienza. Benjamin Hale, esordiente che già vanta giudizi lusinghieri, racconta la storia di uno scimpanzè che impara a parlare. Con L'evoluzione di Bruno Littlemore scopriamo i nostri cugini un po' più umani e noi stessi un po' più animali


di Dario De Marco

 


Ancora una scimmia protagonista di un romanzo: ultimamente è un'epidemia (vedi scheda in fondo). Però qui si tratta di un altro livello, e non solo perché è lo scimpanzè a parlare in prima persona e raccontarci i casi suoi: L'evoluzione di Bruno Littlemore è un gran libro, e l'autore Benjamin Hale, ventottenne uscito da una scuola di scrittura e al suo esordio, è stato in America paragonato a Nabokov e Saul Bellow, nientemeno.
 
Sicuramente Hale ha talento, ha avuto una buona idea (anche se non è stato il primo), ma soprattutto ha avuto il merito di portarla avanti con coerenza, esplorando tutti i suoi effetti e le sue implicazioni. L'idea è quella della scimmia che impara a parlare: lo scimpanzé Bruno passa da uno zoo a un laboratorio, non perché ragioni particolarmente bene ma perché ragiona in modo incredibilmente simile agli uomini; impara a capire il linguaggio umano e sviluppa una serie sorprendente di abilità cognitive. Fin qui la scienza. Ma è quando la scimmia inizia a parlare che inizia la fantascienza , e quindi la storia. Ecco come lo stesso Bruno sintetizza il momento fatale: “Non dissi addio a mia madre, non dissi addio a mio fratello, non dissi addio a mio padre e non dissi addio a Céleste. Me ne andai con Lydia. Andai con l’umana. Andai con l’amore, andai con il desiderio, andai con il linguaggio”.
 
Inizia a parlare, e di conseguenza a evolversi: come sottolinea a un certo punto, “ho dovuto percorre in poco tempo cinque milioni di anni di evoluzione”. La preistoria: perché impara presto a camminare su due zampe, a usare attrezzi, a vestirsi. La storia e la cultura: perché parlare significa strutturare il pensiero in ragionamenti, dare un nome alle immagini che ti passano per la testa e quindi ai sogni, ma anche agli incubi; Bruno poi impara a guardare la tv, a leggere, a dipingere, ad amare. Per finire con la post-modernità: perché a un certo punto la scimmia, già resa glabra da una provvidenziale alopecia totale, vorrà, per avvicinarsi all'umano sembiante, anche un naso prominente, e non gli resterà che ricorrere alla chirurgia estetica.
 
Si badi bene: abbiamo detto che parla e di conseguenza si evolve, non a caso. Perché sono proprio le più recenti teorie di primatologi e paleoantropologi a rovesciare quanto si era creduto finora (vedi ancora scheda in basso), e a considerare il linguaggio come una causa e non un effetto di altri cambiamenti evolutivi. In questo Hale dimostra di essersi messo a studiare per benino. Ma non perciò il libro si avvicina a un saggio: è un romanzo, anche se un po' lento nella prima parte, un po' statico nell'azione, che invece diventa travolgente e quasi picaresca nella seconda metà.
 
Naturalmente, la scimmia che parla è come il marziano a Roma di Flaiano, come gli androidi di Philip Dick: non vengono qui a spiegarci che significa essere scimmie, o marziani, o androidi ma, come in uno specchio, che vuol dire essere uomini. È tecnica narrativa nota, quella del potersi descrivere meglio osservandosi dall'esterno. Che qui a volte porta a risultati fulminanti: quando per esempio Bruno intuisce la funzione consolatoria e reazionaria delle serie tv (“non preoccuparti, tutto finirà bene”) o la continuità che sotto traccia lega i giochi imposti alle bambine con l'aspirazione al velinismo delle adolescenti. Altre volte gli effetti sono comici (un lungo viaggio in aereo descritto come se fosse in pullman), mentre altrove c'è qualche lungaggine, soprattutto nelle parti descrittive, abbastanza piatte e prive del ricercato effetto di straniamento.
 
In verità qualcosa ce la dice anche sulle scimmie, questo libro, ed è sempre qualcosa che non vorremmo sapere: è un tunnel degli orrori quello che abbiamo creato, dai circhi dove le scimmiette ammaestrate vengono umiliate con vesti e modi da pagliaccio, alle orribili carceri dove agli animali vengono iniettati virus e batteri per vedere l'effetto che fa, fino agli stessi laboratori che ne studiano il comportamento. Animali come Bruno possono essere considerati dei privilegiati, ma pensate, come Bruno ci fa pensare, all'affronto di ricevere sempre una caramella o uno snack ogni volta che si fa bene un esercizio (E se non avessi sempre fame? E se non avessi sempre bisogno di un premio?).
 
Alla fine poi, l'umanizzato Bruno è sempre uno scimpanzé, e questa sua natura ritorna prepotentemente con esplosioni di violenza irrazionale, con la possibilità di uccidere una persona a mani nude (“Uno scimpanzé può arrivare a essere fino a sette volte più forte di un uomo”), con la possibilità di mordere fino all'osso e strappare la carne a brandelli. Crudeltà che commettono solo le bestie, eh?
 
In realtà Bruno Littlemore è un uomo al cento per cento proprio in questa contraddizione che lo dilania: non essere più una scimmia e non essere del tutto un umano. Ma anche questo dilemma, questo dibattersi tra una cultura che ci affascina e cattura, e una natura che riemerge prepotente quando meno ce lo aspettiamo, è precisamente il nostro dissidio. Posero al grandissimo Winnicott l'eterna questione su natura e cultura, in che proporzione questi due elementi fossero presenti nell'uomo. E lui, serafico: “L'uomo? Cento per cento natura, cento per cento cultura”.



Tags: Benjamin Hale, Dario De Marco, esperimenti sugli animali, L'evoluzione di Bruno Littelmore, recensione, scimmie, scimpanzè,
29 Luglio 2011

Oggetto recensito:

Benjamin Hale, L'EVOLUZIONE DI BRUNO LITTLEMORE, ponte alle grazie 2011, P. 558, euro 21

Traduzione: Lorenza Di Lella e Sonia Scognamiglio
 
Recenti romanzi con le scimmie
: Christopher Wilson, Il vangelo della scimmia, Meridiano zero (leggi la recensione); Felice Cimatti, Senza colpa, Marcos y Marcos (leggi la recensione)
 
Recenti teorie sugli uomini: Steven Mithen, Il canto degli antenati, CodiceDean Falk, Lingua madre, Bollati Boringhieri 

giudizio:



7.369416
Media: 7.4 (17 voti)

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