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LIBRI

Una star impegnata

Manuel Castells, benché ormai giri il mondo come conferenziere, a differenza di altri sociologi alla moda mantiene rigore e profondità. Lo dimostra il suo ultimo poderoso saggio, Comunicazione e potere, che usa la rete come metafora per comprendere il presente


di Roberto Basso


Ci sono sociologi-star, insigni accademici che si aggirano per il mondo tenendo conferenze e riempiendo le colonne dei giornali. Francesco Alberoni, per esempio, tiene la sua anacronistica rubrica sulla prima pagina del Corriere della Sera da non si sa più quando ("quelli come Alberoni hanno rovinato la sociologia in Italia" mi rivelò un brillante professore già vent’anni fa, in quel di Torino). Anthony Giddens ha elaborato l’ipotesi della "terza via" politica, Ralf Dahrendorf ha pontificato in tutte le lingue e – tra gli ultimi – il sociologo marxista polacco Zygmunt Bauman ha inondato le librerie di volumi "liquidi". 
 
Manuel Castells sta alla sociologia globalizzata come Renzo Piano all’architettura, una socio-star insomma. Ha conservato però una propensione al rigore che facilmente si perde per le vie della popolarità. Comunicazione e potere, l’ultima sua opera, lo conferma. Questo volumone di quasi 700 pagine scoraggia gli aficionados di letture pop (che potranno consolarsi con agili trattatelli altrui pieni di ovvietà) ma è imperdibile per chi cerca di capire come funziona la nostra società, e in particolare come stanno cambiando le relazioni di potere.
Gli addicted delle mode intellettuali che adorano la rete come luogo ideale della comunicazione si troveranno davanti un’opera ponderosa sulla rete quale metafora concettuale capace di svelare una buona parte della contemporaneità, e dovranno faticarsela, la loro pillolina di saggezza da giocarsi negli status di Facebook o per far bella figura con i follower in Twitter.
Lo studioso catalano passa in rassegna le teorie del potere e accumula pagine di rigore logico, di storia del pensiero politico, di mestiere sociologico. E – cosa che potrebbe sorprendere più di un commentatore nostrano à la page – lo fa con una passione, con un civile furore sacro che ci dimostra cosa sia un intellettuale "impegnato", uno scienziato che orienta la propria ricerca secondo convinzioni di valore personali, senza trasformarle in pregiudizi ma facendosene scudo rispetto alle sirene delle convenienze professionali. Alla presentazione romana del volume, lo scorso dicembre, ha colpito tutti per il tono vigoroso e ispirato del suo intervento ("il potere non è fuori di noi, è dentro la nostra testa", ipse dixit). 
 
Certo, strizza l’occhio al botteghino con un capitolo sulla campagna di Obama (superficiali aspiranti spin doctor italiani potranno accontentarsi di quelle cinquanta pagine, se le reggono) ma è tutt’altra storia rispetto agli instant book che affollano gli scaffali. Con la sua trilogia sull’età dell’informazione (La nascita della società in rete, Il potere delle identità e Volgere di millennio, tutti pubblicati dall’Università Bocconi) Castells è ormai un classico. Questo volume sul potere è un punto di arrivo ed è un bene che a dispetto della fama che lo porta a tenere conferenze in giro per il mondo continui a lavorare con questo livello di articolazione e profondità. Speriamo resista.



Tags: comunicazione e potere, contemporaneità, filosofia politica, francesco alberoni, manuel castells, Moda, politica, potere, rete, Roberto Basso, saggio, sociologia,
08 Febbraio 2010

Oggetto recensito:

Manuel Castells, Comunicazione e potere, Egea Università Bocconi 2009, p. 665, euro 34.50

Giudizio universale: alla grande (quattro soli) per alcuni / si salvi chi può (quattro parapioggia) per tutti gli altri
 
Citazione/1: "La prima preoccupazione per gran parte della popolazione mondiale è quella di sottrarsi all’irrilevanza, entrando invece in una relazione di senso, come quella che chiamiamo sfruttamento – perché lo sfruttamento ha un significato per lo sfruttato. Il pericolo maggiore lo corrono quelli che diventano invisibili ai programmi che comandano le reti globali di produzione, distribuzione e creazione del valore"
 
Citazione/2:
 "La crisi più importante della democrazia entro le condizioni della politica mediatica è il confinamento della democrazia nell’ambito istituzionale di una società in cui il significato si produce nella sfera dei media"

giudizio:



7.02
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